Destini incrociati - il sacrificio di due eroi borghesi

Il tragico percorso dei magistrati Vittorio Occorsio e Mario Amato rappresenta uno degli episodi più drammatici e significativi degli Anni di piombo in Italia, un'epoca segnata dal terrorismo politico e dall'eversione di matrice neofascista. Entrambi Sostituti Procuratori della Repubblica a Roma, i due magistrati videro i loro destini incrociarsi, accomunati dall'impegno investigativo e da una stessa, feroce, mano assassina.
Vittorio Occorsio: il precursore
Vittorio Occorsio fu il primo a cadere. Assassinato a Roma il 10 luglio 1976 da esponenti dell'organizzazione neofascista Ordine Nuovo, Occorsio stava conducendo indagini cruciali. La sua attività si concentrava sui legami oscuri tra terrorismo neofascista, ambienti della Massoneria deviata (in particolare la Loggia P2) e apparati infedeli dei servizi segreti (come il SIFAR). Aveva intuito la strategia della tensione, lavorando per smascherare i mandanti politici e finanziari dietro le sigle eversive. In particolare, indagava sui rapporti tra la P2 e organizzazioni malavitose, come il Clan dei Marsigliesi, in merito a sequestri di persona e riciclaggio. L'omicidio di Occorsio fu un chiaro tentativo di interrompere questa scomoda inchiesta e di lanciare un segnale intimidatorio allo Stato.
Mario Amato: l'erede isolato
Dopo la morte di Occorsio, fu il Sostituto Procuratore Mario Amato ad ereditarne le inchieste sul terrorismo nero nel Lazio. Amato si ritrovò nella stessa, difficile, condizione di isolamento istituzionale del suo predecessore. Nonostante la consapevolezza della gravità delle indagini e della conseguente minaccia alla sua vita, Amato proseguì con tenacia il lavoro, cercando di fare chiarezza sulla rete di complicità che si nascondeva dietro le azioni dei gruppi eversivi. Egli fu pienamente consapevole che le sigle utilizzate dai terroristi servivano a nascondere la verità su una singola, potente, organizzazione.
Il 23 giugno 1980, Mario Amato venne assassinato a Roma da due esponenti dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), anch'essi un'organizzazione terroristica di estrema destra. L'omicidio di Amato, avvenuto quattro anni dopo quello di Occorsio, confermò la volontà della destra eversiva di colpire al cuore l'autorità giudiziaria che cercava di far luce sui loro crimini e sui loro legami occulti con apparati dello Stato. La sua morte fu per la magistratura un evento drammatico, un chiaro monito sul prezzo da pagare per chi osava indagare.
Il pericolo delle idee totalitarie oggi
Gli omicidi di Occorsio e Amato non furono solo atti di violenza politica, ma tentativi di minare le fondamenta stesse della Repubblica, basata sui principi della democrazia e dell'antifascismo. Il filo rosso che legava i terroristi neofascisti del tempo era l'ideologia totalitaria, fondata su:
Nazionalismo radicale: l'esaltazione della nazione al di sopra di tutto.
Autoritarismo e culto della gerarchia: il rifiuto della democrazia parlamentare e della pluralità.
Intolleranza e ricorso alla violenza: l'uso della forza come strumento di affermazione politica.
Anticomunismo viscerale: l'ossessione di combattere il "pericolo rosso" anche a costo di destabilizzare il Paese.
Oggi, quelle stesse "idee totalitarie" non sono affatto scomparse, ma si manifestano in forme diverse e insidiose, continuando a rappresentare un pericolo per la nostra società:
Apologia e simbologia: Si assiste ancora a manifestazioni, commemorazioni e cortei in cui si fa esplicita apologia del fascismo e del nazismo, con l'esibizione del saluto romano e simboli vietati dalle leggi Scelba e Mancino (come accaduto in occasione di ritrovi ad Acca Larenzia).
Violenza e intolleranza: Organizzazioni di stampo neofascista, come CasaPound e Forza Nuova, pur con lessici aggiornati (come l'identitarismo violento e il populismo), sono state coinvolte in episodi di violenza e intolleranza, come l'assalto alla sede nazionale della CGIL nel 2021. Queste azioni dimostrano una costante tendenza al ricorso alla violenza, un "piano inclinato" che le rende pericolose e non si limita alla sola propaganda.
Linguaggio d'odio: Il neofascismo contemporaneo sfrutta spesso i canali digitali e i social media per diffondere discorsi d'odio e polarizzazione, prendendo di mira minoranze, immigrati e categorie sociali percepite come "nemiche" della nazione o della "famiglia tradizionale". Questo linguaggio, sebbene non sempre violento in senso stretto, alimenta il terreno dell'intolleranza e della discriminazione.
La battaglia condotta da Occorsio e Amato, pagata con il prezzo più alto, ci ricorda che la memoria e la vigilanza sono strumenti essenziali per difendere la democrazia. Il germe totalitario è un pericolo che muta forma ma che rimane sempre pronto a mettere in discussione i valori costituzionali di libertà, uguaglianza e pluralismo.
Commenti
Posta un commento