Il destino circolare - dai cicli biochimici ai corsi e ricorsi storici
La vita, in ogni sua manifestazione, è retta da un principio fondamentale: la ciclicità. Dai moti degli astri ai ritmi biologici, tutto nell'universo sembra obbedire a una legge di ritorno e rinnovamento. Questa verità è mirabilmente espressa sia nell'incessante opera della natura, nei suoi cicli biochimici, sia nella storia dell'umanità, come teorizzato da Giambattista Vico.
I cicli biochimici – come il Ciclo di Krebs (o ciclo dell'acido citrico) nella respirazione cellulare o il Ciclo di Calvin nella fotosintesi – non sono semplici sequenze lineari di reazioni, ma vere e proprie ruote che girano senza sosta.
Il Ciclo di Krebs demolisce molecole complesse (derivanti dalla "morte" metabolica dei nutrienti) per estrarne l'energia, producendo al contempo i precursori che "rinasceranno" in nuove molecole organiche.
In entrambi i casi, l'esito di un processo (la scomposizione o l'utilizzo di una sostanza) non è un vicolo cieco, ma il punto di partenza per il ciclo successivo. La "morte" di una molecola è la "vita" che alimenta l'organismo.
La Scienza e la Storia: un'eterna spirale
Questo meccanismo di dissoluzione e rigenerazione trova un potente parallelo nella filosofia della storia di Giambattista Vico, e in particolare nella sua teoria dei corsi e ricorsi storici, esposta nella Scienza Nuova.
Vico descrive la storia delle nazioni come un succedersi ideale di tre età:
Età degli Dei (Infanzia): dominata dalla fantasia e dal senso religioso, dove gli uomini interpretano gli eventi come opera di divinità.
Età degli Eroi (Giovinezza): prevalgono la forza, l'aristocrazia e la morale eroica, espressa in miti e poemi.
Età degli Uomini (Maturità): trionfa la ragione, la legge universale e l'uguaglianza.
Tuttavia, raggiunta la sua piena razionalità, la civiltà va incontro a una fase di corruzione, di individualismo sfrenato e di una "nuova barbarie della riflessione". A questo punto, per salvarsi dalla completa dissoluzione, la storia deve "ricorrere", ovvero riprendere un nuovo ciclo in una forma diversa, ereditando però qualcosa del precedente. Non si tratta di una semplice ripetizione, ma di un movimento a spirale: il passato ritorna, ma a un livello più alto, arricchito dall'esperienza del ciclo concluso.
| Cicli Biochimici | Corsi e Ricorsi Storici (Vico) |
| Molecola precursore | Età degli Dei (Nascita) |
| Fasi del ciclo | Età degli Eroi e degli Uomini (Sviluppo) |
| Scissione/Degradazione | Corruzione/Crisi (Decadenza/Morte) |
| Rigenerazione della molecola iniziale | Ricorso (Rinascita) |
La "morte" della civiltà, il suo precipitare nella barbarie, è il substrato necessario da cui, per intervento della Provvidenza o per il semplice esaurirsi delle forme precedenti, può nascere una nuova epoca.
Morte e rinascita: il motore immanente della vita
Il parallelo tra Vico e la biochimica ci insegna che la morte non è un incidente, ma una funzione. Sia a livello microscopico che storico, la fine è l'unico modo per garantire la continuità.
A livello cellulare: la rottura dei legami chimici (la "morte" del nutriente) rilascia l'energia che rende possibile ogni attività vitale. La degradazione è il servizio che permette la costruzione.
A livello storico: la dissoluzione di un sistema politico o sociale corrotto (la "morte" dell'ordinamento) è il trauma che costringe l'umanità a ritrovare le sue basi originarie, a riscoprire la semplicità e a rifondare le istituzioni.
La vita è una continua interazione tra ciò che si disgrega e ciò che si ricostituisce. L'individuo, la molecola, la civiltà muoiono e rinascono non come copie identiche, ma come espressioni evolute di sé stessi. La forma si estingue, ma l'energia o l'esperienza si trasmettono.
In questa visione, la ciclicità è l'espressione più profonda della speranza. Non esiste una catastrofe definitiva; ogni crisi, ogni fine, porta in sé il germe della rinascita. Vivere, in questo senso, significa partecipare a un destino circolare dove l'unica vera stasi è l'illusione della permanenza, e dove il futuro è sempre un ricorso magnificato del passato.

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