L'inafferrabile realtà - guida al principio di indeterminazione
Immaginate di voler scattare una foto a un’auto in corsa. Se usate un tempo di esposizione brevissimo, la foto sarà nitida e saprete esattamente dove si trovava l’auto in quel momento. Ma, proprio perché l’immagine è "congelata", non avrete idea di quanto stesse andando veloce. Se invece usate un tempo lungo, vedrete una scia luminosa che vi dice tutto sulla sua velocità, ma non saprete indicare con precisione la sua posizione.
Nel nostro mondo quotidiano, questo è solo un limite della fotocamera. Nel mondo delle particelle subatomiche (elettroni, protoni, fotoni), invece, è una legge fondamentale della natura.
Che cos'è il principio di indeterminazione?
Enunciato nel 1927 dal fisico tedesco Werner Heisenberg, il principio di indeterminazione afferma che è impossibile misurare contemporaneamente, e con precisione infinita, due proprietà specifiche di una particella, come la sua posizione e la sua quantità di moto (che dipende dalla velocità).
In termini matematici, la formula è:
Dove Δx è l'incertezza sulla posizione, Δp l'incertezza sulla quantità di moto e h la costante di Planck. Il prodotto delle due non può mai essere zero.
Perché succede? Non è colpa di strumenti di misura poco precisi. È la natura stessa che si comporta così. Per "vedere" un elettrone, dobbiamo illuminarlo con un fotone (una particella di luce). Ma l'elettrone è così piccolo che l'urto con il fotone lo sposta, cambiandone la velocità. Più cerchiamo di essere precisi nel "vederlo", più lo disturbiamo, perdendo informazioni sul suo movimento.
Le implicazioni filosofiche: addio al Determinismo
Prima di Heisenberg, la scienza seguiva il Determinismo di Laplace: l'idea che, se conoscessimo la posizione e la velocità di ogni particella nell'universo, potremmo predire il futuro con certezza assoluta. L'universo era visto come un grande orologio meccanico.
Heisenberg distrugge questo orologio. Se non possiamo conoscere con precisione il presente, il futuro diventa imprevedibile per definizione. La realtà non è più fatta di certezze, ma di probabilità.
Il parallelismo con il Relativismo
Molti confondono il principio di indeterminazione con il Relativismo, o pensano che l'uno giustifichi l'altro. Sebbene siano concetti nati in ambiti diversi (meccanica quantistica vs filosofia/etica), esistono dei punti di contatto affascinanti:
La perdita del punto di vista assoluto: Nel Relativismo (sia quello fisico di Einstein che quello filosofico), la verità dipende dal sistema di riferimento dell'osservatore. Similmente, in meccanica quantistica, l'atto di osservare influenza la realtà osservata. Non esiste una "realtà oggettiva" indipendente da chi guarda.
Limiti della conoscenza: Il relativismo suggerisce che non esiste una verità morale o culturale universale. Il principio di Heisenberg suggerisce che esiste un limite fisico invalicabile alla nostra conoscenza della materia. Entrambi colpiscono l'arroganza dell'essere umano di poter "capire tutto".
Il caso vs la regola: Se il relativismo nega l'esistenza di leggi etiche assolute, l'indeterminazione nega l'esistenza di traiettorie fisiche assolute. Entrambi aprono la porta a una visione del mondo più fluida, dove il contesto e l'incertezza sono protagonisti.
Nota bene: Bisogna però essere cauti. Mentre il relativismo spesso suggerisce che "tutto è soggettivo", l'indeterminazione di Heisenberg è una legge matematica rigorosa. Non dice che la realtà è un'opinione, ma che la realtà ha una natura intrinsecamente sfocata.
Conclusione
Il principio di indeterminazione ci insegna l'umiltà. Ci dice che, per quanto diventeremo tecnologicamente avanzati, ci sarà sempre una parte dell'universo che resterà un mistero, un segreto custodito dalla natura stessa. La realtà non è un disegno a matita dai bordi netti, ma un acquerello sfumato dove l'osservatore è parte integrante del dipinto.

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