Strategie di pace - il potere dell'incoraggiamento nel dialogo


Spesso immaginiamo la pace come il frutto di un grande trattato firmato intorno a un tavolo internazionale, un equilibrio geopolitico tra nazioni distanti. Eppure, la pace non è un’entità astratta che piove dall’alto; è un edificio che si costruisce mattone dopo mattone nelle interazioni quotidiane. Prima ancora che tra i popoli, la pace deve essere instaurata tra le persone, partendo da un radicale cambio di paradigma nel nostro modo di comunicare.

La dialettica del conflitto contro quella del riconoscimento

Nel dibattito contemporaneo, siamo abituati a considerare il confronto come una sfida sportiva o, peggio, bellica. L'obiettivo primario sembra essere prevalere sull'interlocutore, demolendo le sue tesi attraverso l'evidenziazione sistematica dei suoi difetti e dei suoi errori.

Questa strategia, pur garantendo una vittoria intellettuale momentanea, è fallimentare sul piano umano e sociale. Quando attacchiamo le mancanze di qualcuno:

  • Inneschiamo un senso di rivalsa.

  • Alimentiamo lo spirito di contraddizione.

  • Spingiamo l'altro a chiudersi in una trincea difensiva dove i suoi difetti, invece di essere corretti, vengono amplificati come scudo identitario.

Il circolo virtuoso del pregio

La vera "strategia di pace" consiste nel ribaltare questa dinamica. In ogni confronto, di qualsiasi genere esso sia, la pratica più feconda è quella di mettere in evidenza i pregi dell'interlocutore.

Sottolineare ciò che di buono l'altro esprime non è un esercizio di vuota cortesia, ma un potente atto pedagogico e relazionale. Questo approccio funziona a più livelli:

  1. L’incoraggiamento come motore: se una persona si sente riconosciuta per le proprie virtù, si sentirà naturalmente incoraggiata a coltivarle. Il complimento sincero agisce come un rinforzo positivo che spinge l'individuo a voler aderire a quell'immagine alta di sé.

  2. Disinnescare l'ostilità: riconoscere il valore dell'altro abbassa le difese. In un clima di stima reciproca, l'errore non viene più percepito come una macchia indelebile da nascondere, ma come un dettaglio migliorabile all'interno di un quadro positivo.

  3. Prevenire la recidiva: al contrario, rinfacciare costantemente un errore crea un'etichetta. Se a una persona viene ripetuto che è "incapace" o "sbagliata", finirà per agire in conformità a quel giudizio, commettendo gli stessi errori o persino di più gravi per frustrazione e senso di inadeguatezza.

In questo contesto si inserisce perfettamente un affermazione di Baruch Spinoza"La pace non è l'assenza di guerra, ma una virtù che nasce dal vigore dell'anima." 

A questo vigore dell'anima calza come un guanto il concetto di Pace disarmata e disarmante espresso da Papa Leone XIV. Questa visione suggerisce che la vera pace non nasce da una tregua forzata, ma da un approccio che si presenta intenzionalmente privo di difese aggressive (disarmata) per riuscire a sciogliere l'ostilità dell'altro (disarmante). Il termine "disarmante" spiega perfettamente il meccanismo descritto in precedenza, ovvero come il riconoscimento dei pregi possa "abbassare le difese" dell'interlocutore.

La pace parte dalle parole

Scegliere di evidenziare i pregi non significa ignorare la realtà o essere ingenui. Significa scegliere strategicamente di investire sulla parte migliore dell'altro per ottenere il miglior risultato possibile per la collettività.

Se vogliamo un mondo meno conflittuale, dobbiamo iniziare a disarmare il nostro linguaggio. La pace inizia quando decidiamo che far fiorire l'interlocutore è più importante che avere l'ultima parola.

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