Platone e la democrazia – il governo dei desideri

Entrare nel pensiero di Platone significa, inevitabilmente, scontrarsi con un paradosso: il padre della filosofia occidentale era un feroce critico di quello che noi oggi consideriamo il "migliore dei mondi possibili". Nel libro VIII de La Repubblica, Platone non usa mezzi termini: la democrazia non è l'apice della civiltà, ma una tappa del declino, lo stadio che precede immediatamente la tirannide.
Ma perché un uomo così dedito alla giustizia nutriva una tale diffidenza verso il "governo del popolo"?
La nave senza timoniere
Per Platone, la politica è una téchne (τέχνη: un’arte o competenza tecnica), paragonabile alla medicina o alla navigazione. Se fossimo su una nave in mezzo a una tempesta, affideremmo il timone a un voto popolare tra i passeggeri o all'unico marinaio che conosce le stelle e le correnti?
Nella democrazia, Platone vede la "nave dello Stato" in mano a una ciurma rissosa che ignora la rotta e sceglie il capitano in base a chi promette più vino o divertimento. La democrazia, ai suoi occhi, è il regno dell'incompetenza elevata a sistema.
L'eccesso di libertà e l'anarchia dei valori
Il cuore della critica platonica risiede nel concetto di libertà. In democrazia, sostiene Platone, la libertà diventa una sorta di "ubriacatura". Si perde il senso della gerarchia e del limite:
Il padre teme il figlio e si mette al suo livello.
Il maestro teme gli allievi e li lusinga.
Il cittadino non accetta più alcuna legge, né scritta né orale, per non avere "padroni".
Questa libertà estrema genera quella che Platone chiama "isometria": l'idea che ogni opinione valga quanto un'altra e che ogni desiderio sia ugualmente degno. Non c'è più distinzione tra piaceri "necessari" (quelli sani) e piaceri "superflui" (quelli distruttivi).
L'uomo democratico: un mosaico incoerente
Platone descrive l'individuo democratico come una persona "multicolore" e instabile. Un giorno si dedica alla ginnastica, il giorno dopo all'ozio; un giorno beve, il giorno dopo segue una dieta ferrea; a volte si lancia in politica, altre volte si ritira a vita privata.
"Vive la sua vita giorno per giorno, compiacendo il desiderio del momento."
In questa mancanza di disciplina interiore, la democrazia diventa un bazar di costituzioni: un luogo apparentemente bellissimo perché vario, ma privo di un centro morale o di un obiettivo comune.
Il ponte verso la tirannide
L'argomentazione più inquietante di Platone è che la democrazia porti inevitabilmente alla propria autodistruzione. L'eccesso di libertà prepara il terreno per la servitù più dura.
Quando la società è frammentata e priva di guida, emerge il "protettore del popolo": un leader che sfrutta le paure dei cittadini e il disordine sociale per accumulare potere. È così che, per eccesso di democrazia, paradossalmente, nasce il tiranno.
Critica | Spiegazione |
Mancanza di competenza | La politica richiede conoscenza del Bene, non popolarità. |
Relativismo dei valori | Senza gerarchia, il vizio è trattato come virtù. |
Instabilità cronica | L'anarchia democratica sfocia sempre nel dispotismo. |
Ecco i punti di contatto più significativi:
1. Dall’incompetenza al populismo: il "Capitano" di oggi
Platone lamentava che in democrazia non viene scelto chi conosce la rotta (la verità e il bene comune), ma chi è più abile a compiacere gli umori della ciurma.
Il parallelo oggi: È la critica mossa alla politica dei sondaggi perpetui. Spesso il leader moderno non propone una visione a lungo termine (che potrebbe richiedere sacrifici), ma adatta il proprio discorso ai "sentimenti" immediati dell'elettorato rilevati dai big data. La competenza tecnica viene spesso derisa come "elitarismo", proprio come i marinai di Platone deridevano il vero pilota definendolo un "chiacchierone con la testa tra le nuvole".
2. L'Isometria e la "fine degli esperti"
L'idea platonica che in democrazia ogni opinione valga quanto un'altra (isometria) trova un riflesso perfetto nell'era digitale. Se per Platone il rischio era che il figlio si sentisse uguale al padre e lo scolaro al maestro, oggi questo si manifesta nella crisi dell'autorità epistemica.
Il parallelo oggi: Sui social media, il parere dello scienziato o dello storico viene spesso messo sullo stesso piano del commento dell'utente comune. Questa "orizzontalità" estrema, che Platone vedeva come anticamera dell'anarchia, rende difficile per la società concordare su una base comune di fatti oggettivi.
3. L'uomo democratico e la "dopamina" dei consumi
Platone descrive l'individuo democratico come un essere che vive seguendo i piaceri del momento, senza una gerarchia di valori. È un uomo frammentato, che passa da un interesse all'altro senza disciplina.
Il parallelo oggi: È il ritratto perfetto della società dei consumi e dell'attenzione. Siamo costantemente sollecitati da stimoli immediati (notifiche, acquisti compulsivi, intrattenimento rapido). La difficoltà moderna nel concentrarsi su progetti civici complessi rispecchia quella "instabilità" che Platone attribuiva al cittadino che non sa più distinguere tra desideri necessari e superflui.
4. Il "protettore del popolo" e la polarizzazione
Il passaggio più celebre è quello in cui la libertà estrema genera il caos, e dal caos emerge il leader forte che promette ordine e vendetta contro i nemici del popolo.
Il parallelo oggi: In molte democrazie occidentali stiamo assistendo alla nascita di figure che cavalcano la polarizzazione. Quando il dibattito democratico diventa troppo rissoso e inconcludente, cresce nei cittadini il desiderio di un "uomo forte" che semplifichi la realtà, proprio come previsto nel Libro VIII della Repubblica.
Concetto Platonico | Manifestazione Moderna |
Téchne (Competenza) | Crisi della tecnocrazia e svalutazione della cultura. |
Isometria (Uguaglianza totale) | Relativismo sui social: "la mia opinione vale quanto la tua scienza". |
Eccesso di libertà | Erosione del senso del dovere civico a favore dei diritti individuali assoluti. |
Nascita del Tiranno | Ascesa di leader carismatici che sfruttano il risentimento sociale. |
Però, accidenti quanto è difficile. Sembra invece che gli accadimenti degli ultimi anni confermino l'affermazione di quei tiranni che Platone paventava. Non è così? D'altra parte però non dobbiamo dimenticare le parole di Winston Churchill: la democrazia è la peggiore forma di governo eccetto tutte le altre che cono state provate.
Allora cerchiamo di coltivarla questa creatura dalla salute cagionevole rendendola più forte con la più forte cura ricostituente che esista: la Cultura con la "C" maiuscola.
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